
Perché non è una performance, ma un incontro
Negli ultimi anni il modo di parlare di vino è cambiato radicalmente.
Degustare è diventato, per molti, un atto pubblico: punteggi, giudizi rapidi, descrizioni sempre più simili tra loro. Il vino viene spesso raccontato come qualcosa da valutare, più che da incontrare.
Eppure, il vino non nasce per essere una performance.
Nasce per essere un dialogo.
Degustare oggi significa fare una scelta:
restare in superficie, oppure accettare un incontro più lento, meno immediato, ma più vero.
1. La trasformazione della degustazione moderna
In origine, degustare era un gesto intimo.
Si assaggiava per capire, per condividere, per accompagnare il cibo e il tempo.
Con il tempo, la degustazione si è trasformata in:
-
un esercizio di riconoscimento
-
una gara di precisione
-
una dimostrazione di competenza
Questo ha portato valore in termini di linguaggio e consapevolezza tecnica,
ma ha anche spostato l’attenzione dal vino come esperienza al vino come oggetto di giudizio.
Oggi molte persone sentono il bisogno di tornare a un approccio diverso.
2. Il vino non chiede di essere giudicato
Il vino non ha bisogno di un voto per esistere.
Non chiede approvazione, né consenso.
Ogni vino nasce in un contesto specifico:
-
un luogo
-
un’annata
-
una serie di scelte agricole ed umane
Degustarlo come se fosse un esercizio astratto significa togliere importanza a tutto ciò che lo ha generato.
Un incontro autentico con il vino non inizia dalla domanda
“È buono o no?”
ma da
“Cosa sta raccontando?”
3. Degustare come atto di ascolto
Degustare in modo consapevole significa prima di tutto ascoltare.
Ascoltare:
-
il ritmo con cui il vino si apre
-
le sensazioni che emergono senza forzarle
-
il contesto in cui ci si trova
Questo tipo di degustazione non richiede competenze tecniche avanzate.
Richiede attenzione.
È un approccio che rallenta il tempo e restituisce profondità all’esperienza.
4. L’importanza del contesto
Un vino non è mai lo stesso in ogni situazione.
Cambia con:
-
il luogo
-
la compagnia
-
il momento della giornata
-
lo stato d’animo
Degustare un vino nel luogo in cui nasce permette di cogliere elementi che altrove restano invisibili:
il paesaggio, il clima, il silenzio, il ritmo agricolo.
È per questo che esperienze vissute in contesti come Fattoria di Montemaggio hanno un impatto diverso: il vino non è separato dal suo ambiente, ma parte di esso.
5. L’illusione della degustazione “perfetta”
Spesso si cerca la degustazione perfetta:
l’ordine ideale, il bicchiere giusto, la temperatura esatta.
Tutti questi elementi sono importanti, ma non sono sufficienti.
Una degustazione può essere tecnicamente impeccabile e allo stesso tempo vuota.
Oppure imperfetta e profondamente memorabile.
Questo accade quando l’attenzione si sposta:
-
dal controllo alla presenza
-
dalla prestazione alla relazione
6. Degustare senza voler dimostrare
Uno degli ostacoli più grandi alla degustazione autentica è il bisogno di dimostrare qualcosa:
di sapere, di riconoscere, di essere all’altezza.
Quando questo peso cade, il vino torna ad essere ciò che è sempre stato:
un compagno di esperienza.
Degustare senza dover dimostrare nulla permette di:
-
sentire di più
-
giudicare di meno
-
ricordare meglio
7. Il ruolo del silenzio e della lentezza
Non tutto va commentato subito.
Non ogni sensazione deve essere tradotta in parole.
Il silenzio fa parte della degustazione tanto quanto il vino nel bicchiere.
È nel silenzio che alcune sensazioni emergono con chiarezza.
La lentezza non è un limite, ma una condizione necessaria.
8. Perché oggi abbiamo bisogno di questo approccio
Viviamo in un tempo che accelera tutto.
Anche il piacere.
Degustare come incontro è una forma di resistenza gentile:
un modo per recuperare attenzione, presenza e profondità.
Non serve bere di più.
Serve bere meglio, nel senso più umano del termine.
Conclusione — Tornare all’incontro
Degustare vino oggi non significa rinunciare alla conoscenza.
Significa rimetterla al servizio dell’esperienza.
Il vino non è una performance da valutare,
ma un incontro da vivere.
Quando questo accade, il vino smette di essere solo qualcosa che si assaggia
e diventa qualcosa che resta.





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