Alla scoperta del vitigno al cuore di uno dei territori vinicoli più famosi della Toscana

Quando si pensa al Chianti Classico, spesso la prima immagine che viene in mente è quella della Toscana.

Colline.

Vigneti.

Oliveti.

Borghi medievali.

E, naturalmente, un bicchiere di vino rosso.

Ma dietro l’identità del Chianti Classico c’è un vitigno che svolge un ruolo fondamentale:

il Sangiovese.

Comprendere il Sangiovese significa capire molto più di una semplice varietà di uva.

Significa iniziare a comprendere il paesaggio, il clima, le tradizioni e il carattere stesso del Chianti Classico.


Che cos’è il Sangiovese?

Il Sangiovese è uno dei vitigni a bacca rossa più importanti d’Italia ed è profondamente legato all’Italia centrale, in particolare alla Toscana.

Il suo nome viene tradizionalmente associato all’espressione sangue di Giove, anche se l’origine storica precisa del termine non è certa.

Ciò che è molto più chiaro è la sua importanza nella cultura vinicola toscana.

Il Sangiovese è il vitigno principale alla base di alcuni dei vini più conosciuti della Toscana e, nel Chianti Classico, rappresenta il fondamento stesso dell’identità della denominazione.

Ma c’è un’altra caratteristica che lo rende particolarmente interessante.

È un vitigno capace di esprimere in modo evidente il luogo in cui cresce.


Perché il Sangiovese cambia da un luogo all’altro?

È qui che il vino diventa particolarmente affascinante.

Lo stesso vitigno non produce necessariamente lo stesso vino ovunque venga coltivato.

Il Sangiovese reagisce alle differenze di:

  • altitudine
  • terreno
  • esposizione
  • temperatura
  • precipitazioni
  • gestione del vigneto
  • momento della vendemmia
  • vinificazione
  • affinamento

Spostandosi da una zona all’altra del Chianti Classico, il vitigno rimane il Sangiovese.

Ma la sua espressione può cambiare.

Ed è uno dei motivi per cui degustare il Sangiovese direttamente nel territorio in cui cresce può essere così interessante.

Non stai semplicemente assaggiando un vitigno.

Stai assaggiando diverse interpretazioni di un territorio.


Il Sangiovese e il terroir del Chianti Classico

La parola terroir descrive il rapporto tra un vino e l’ambiente in cui vengono coltivate le sue uve.

Il terreno ne è una parte.

Ma il terroir comprende anche altitudine, clima, esposizione, precipitazioni, paesaggio e l’interazione tra tutti questi elementi.

Il Chianti Classico è particolarmente interessante perché queste condizioni possono variare sensibilmente all’interno del territorio.

Alcuni vigneti si trovano ad altitudini inferiori.

Altri salgono molto più in alto sulle colline.

Cambiano le esposizioni.

Cambiano i terreni.

Cambiano le temperature.

E il Sangiovese reagisce a tutte queste differenze.

Questa capacità di raccontare il luogo in cui cresce è una delle caratteristiche che rendono questo vitigno così importante per il Chianti Classico.


Perché l’altitudine è importante per il Sangiovese?

L’altitudine può influenzare in maniera significativa lo sviluppo dell’uva.

A quote più elevate, le temperature — soprattutto durante la notte — possono essere più fresche.

Questo può contribuire a una maturazione più lenta e aiutare le uve a mantenere acidità mentre sviluppano aromi e sapori.

Per il Sangiovese, questo equilibrio può essere particolarmente importante.

Il vitigno è naturalmente associato a freschezza e acidità, caratteristiche che possono contribuire a dare ai vini energia, struttura e capacità di evolvere nel tempo.

Per questo l’altitudine diventa un elemento particolarmente interessante quando si esplorano alcune zone del Chianti Classico.


Che sapore ha il Sangiovese?

Non esiste una sola risposta.

Ed è proprio questo il punto.

A seconda del luogo in cui viene coltivato, dell’annata e delle scelte produttive, il Sangiovese può mostrare caratteristiche molto diverse.

Nel bicchiere si possono incontrare profumi e sapori che ricordano:

  • ciliegia
  • amarena
  • piccoli frutti rossi
  • fiori secchi
  • erbe aromatiche
  • spezie
  • note terrose

L’acidità rappresenta spesso una parte importante della sua personalità, mentre i tannini contribuiscono alla struttura e alla consistenza del vino.

L’affinamento può introdurre ulteriore complessità e trasformare progressivamente sia il profilo aromatico sia le sensazioni al palato.

Ma una nota di degustazione non dovrebbe mai trasformarsi in una lista di cose da trovare obbligatoriamente.

Non devi riconoscere ogni aroma che qualcun altro sostiene debba essere presente.

La domanda più interessante è:

tu cosa percepisci nel bicchiere?


Perché il Sangiovese si abbina così bene al cibo?

Uno dei modi più semplici per comprendere il Sangiovese è assaggiarlo a tavola.

La sua acidità e la sua struttura lo rendono particolarmente versatile negli abbinamenti gastronomici.

E tutto questo ha perfettamente senso se consideriamo la cultura nella quale questi vini si sono sviluppati.

Il vino toscano non è mai stato pensato come qualcosa di separato dalla cucina toscana.

Pane.

Olio extravergine di oliva.

Pasta.

Piatti a base di pomodoro.

Formaggi.

Salumi.

Carni alla griglia e arrosti.

Il vino ha sempre condiviso la tavola con il cibo.

Comprendere il Sangiovese significa quindi conoscere non soltanto il vigneto, ma anche una parte della cultura gastronomica della Toscana.


Tutto il Chianti è prodotto con Sangiovese?

Il Sangiovese è centrale sia nel Chianti sia nel Chianti Classico, ma i due nomi non devono essere confusi.

Il Chianti Classico non è semplicemente una versione di qualità superiore del Chianti.

Si tratta di denominazioni distinte, con aree geografiche e disciplinari di produzione differenti.

Il Chianti Classico proviene dal proprio territorio storico di produzione tra Firenze e Siena ed è riconoscibile dal celebre Gallo Nero.

Il Sangiovese è al centro della sua identità.

Quando si degusta un Chianti Classico, quindi, comprendere questo vitigno è uno dei modi migliori per iniziare a conoscere la denominazione stessa.


Perché la viticoltura biologica è importante quando parliamo di Sangiovese?

Se il Sangiovese è capace di esprimere il luogo in cui cresce, allora diventa particolarmente interessante osservare anche il modo in cui viene gestito il vigneto.

La viticoltura biologica pone grande attenzione al vigneto come ecosistema agricolo.

Le viti non esistono da sole.

C’è il terreno.

La vegetazione.

Gli insetti.

I microrganismi.

I boschi.

Il clima.

La fauna.

E naturalmente l’intervento dell’uomo.

Guardare il vigneto da questa prospettiva aiuta a comprendere un concetto fondamentale:

il vino nasce molto prima che l’uva arrivi in cantina.


Il Sangiovese alla Fattoria di Montemaggio

Alla Fattoria di Montemaggio, vicino a Radda in Chianti, il Sangiovese è al centro dei vigneti della tenuta e del suo legame con il Chianti Classico.

La proprietà si trova ad altitudini elevate, raggiungendo circa 600 metri sul livello del mare, in un paesaggio in cui vigneti, oliveti e boschi convivono.

I terreni comprendono galestro e alberese, elementi geologici fortemente associati al paesaggio vitivinicolo del Chianti Classico.

La coltivazione biologica aggiunge un’altra dimensione importante a questo ambiente.

Altitudine, terreni, biodiversità, clima e gestione del vigneto contribuiscono insieme a creare le condizioni nelle quali il Sangiovese si sviluppa.

Ed è proprio per questo che assaggiare il vino nel luogo in cui nasce può raccontare molto di più di quanto possa fare il nome scritto su un’etichetta.


Il modo migliore per capire il Sangiovese? Camminare nel vigneto

Puoi leggere del Sangiovese.

Puoi studiare le note di degustazione.

Puoi confrontare diverse annate.

Ma esiste anche un altro modo per comprenderlo.

Entra nel vigneto.

Guarda il terreno.

Osserva la pendenza.

Percepisci la temperatura.

Guarda i boschi che circondano le vigne.

Poi visita la cantina.

E soltanto dopo assaggia il vino.

Improvvisamente concetti come altitudine, terroir e viticoltura biologica diventano molto più semplici da comprendere.

Non sono più soltanto parole.

Sono qualcosa che hai realmente visto.


Perché una degustazione nel Chianti Classico è anche una lezione sul Sangiovese

È uno dei motivi per cui una degustazione nel Chianti Classico può essere particolarmente interessante.

Non stai semplicemente confrontando bottiglie diverse.

Inizi a comprendere come uno stesso vitigno interagisca con il territorio, l’annata e le decisioni dell’uomo.

Per chi si avvicina al vino per la prima volta, è un modo accessibile per iniziare a comprendere il terroir.

Per gli appassionati più esperti, offre invece la possibilità di approfondire differenze e sfumature.

E per entrambi crea un collegamento tra ciò che si trova nel bicchiere e il paesaggio che si vede fuori dalla finestra.


Scopri il Sangiovese alla Fattoria di Montemaggio

Se vuoi comprendere perché il Sangiovese è così importante per il Chianti Classico, uno dei modi migliori per iniziare è visitare il luogo in cui cresce.

Alla Fattoria di Montemaggio, la visita crea un collegamento tra vigneto, agricoltura biologica, cantina e degustazione, permettendo di esplorare il rapporto tra Sangiovese e territorio.

Perché il Sangiovese non è semplicemente il vitigno alla base del Chianti Classico.

È uno dei linguaggi attraverso cui il Chianti Classico racconta la propria terra.


✍️ A CURA DI

Francesco Garuglieri è Wine Communicator presso Fattoria di Montemaggio, cantina biologica pluripremiata nel cuore del Chianti Classico, in Toscana.

Specializzato in comunicazione del vino e ospitalità, il suo lavoro consiste nel rendere il vino accessibile e comprensibile, creando un legame tra terroir, viticoltura biologica, biodiversità e l’esperienza autentica di visitare la Toscana. I suoi articoli approfondiscono il Chianti Classico, l’enoturismo e la cultura che si cela dietro le esperienze vinicole toscane.

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